Una mostra che, attraverso fotografie e documenti, racconta com’era il Bondone prima dello sviluppo del turismo.
Il Bondone non è sempre stato “la montagna di Trento”.
La sua cima ha sovrastato Trento, in ogni tempo, ma il suo significato e il suo ruolo era diverso da quello di oggi.
Cosa c’era prima delle scampagnate, degli impianti, prima delle piste?
Per secoli la presenza dei pascoli è stata determinante per la vita economica dei paesi posti alle basi della montagna (Sopramonte, Sardagna, Cimone, Garniga, Baselga del Bondone).
L’erba, quella per nutrire gli animali, ma anche quella preziosa usata per le terapie a partire dagli anni ottanta del XIX secolo, è stata per molti anni l’oro del Bondone. Solo le necessità della difesa militare dell’Impero austroungarico hanno determinato l’arrivo della modernità.
Per le autorità militari imperiali il Bondone è una montagna strategica per la posizione geografica e per la possibilità offerta dai grandi prati, dove si possono organizzare le esercitazioni.
La costruzione delle caserme alle Viote, della strada militare che le collegava a Sardagna, la progettazione delle difese in caverna e sulle cime segnano per la montagna che sovrasta Trento un periodo di militarizzazione e segretezza. Da quel momento, le esigenze dell’esercito condizionano i tempi e i modi con cui gli allevatori possono falciare l’erba utile per foraggiare gli animali nelle stalle e preziosa per le terapie, “i bagni di fieno”.
Nei decenni del Secondo dopo guerra e del boom economico, lo sci ha smesso di essere una disciplina élitaria ed è diventata più popolare, l’abbronzatura del Bondone è stata sinonimo di salute e convivialità.
La nascita del legame speciale che unisce la montagna e la città ha avuto bisogno del tempo libero della domenica, quando le famiglie hanno potuto acquistare mezzi di trasporto privati come le moto e le automobili; un legame che si è rafforzato anche grazie alle lunghe estati della villeggiatura, trascorsa nelle seconde case.
Informazioni:
www.museostorico.it
Evento segnalato da Fondazione Museo storico del Trentino