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Particolare esposizione (Foto arch. museo)
Mostre ed iniziative in corso
Le mostre in corso e le iniziative al Museo Storico Italiano della Guerra.
Orari ed approfondimenti nella scheda dell'ente.
Mostre ed iniziative in corso: Dal 14 febbraio al 27 settembre 2009/Prorogata al giugno 2010 (Mostra temporanea)
Parole come armi
La propaganda italiana nella Prima guerra mondiale e la disgregazione dell'Austria-Ungheria.
La dimensione di massa – eserciti di massa, lo sviluppo di potenze di fuoco elevatissime, la mortalità di massa, il coinvolgimento delle società – impose a tutti gli stati (eserciti, apparati informativi, istituzioni civili...) la messa in campo di strategie, strumenti, metodologie di azione nuovi o, quanto meno per le dimensioni, inediti.
La guerra non fu combattuta solo nelle trincee, sopra e sotto i mari, con il blocco commerciale, con la mobilitazione industriale, ma fu portata fino dove non era mai giunta: dietro il fronte nemico, nel tentativo di insinuare tra la popolazione il consenso per le posizioni avversarie.
Non si trattava solo di carpire segreti militari o di conoscere l’opinione pubblica dello Stato contro cui si era in guerra, ma di penetrare nella sfera dei sentimenti delle persone, dentro il discorso pubblico e nella comunicazione privata delle società nemiche, di contrastare e rovesciare le parole d’ordine diramate dal potere e dai centri della pubblica opinione avversari, sostituendole con argomentazioni disgregatrici, seminando dubbi, diffondendo punti di vista eversivi, alimentando la sfiducia nella prospettiva della vittoria, facendola apparire sempre più difficile, sempre più lontana, perfino meno desiderabile di una pace qualsiasi, rovesciando l’immagine del nemico.
Per far ciò non bastava incutere timore con la potenza degli armamenti; servivano altre arti e altre armi. Bisognava individuare i punti deboli della società nemica, le paure e le ansie su cui far leva, i nervi scoperti della società, per ottenere ciò che in guerra ogni contendente desidera: disarmare il nemico per sottometterlo, far sì che i soldati avversari si arrendano, abbassino le armi o le rivolgano contro i propri comandi, si trasformino in agenti della propria sconfitta.
La mostra rivela questa vera e propria “guerra di parole” scatenata anche sul fronte italo-austriaco, ne illustra la pianificazione, gli sviluppi e gli esiti, mostra i comandanti e le “armi” impiegate – volantini, giornali, manifesti – in quella che fu la più estesa battaglia della propaganda fino ad allora scatenata.
Dal 1 novembre 2008
Da Napoleone alla Prima guerra mondiale
L’occasione del 90° anniversario della fine della Grande Guerra coincide per il Museo della Guerra di Rovereto con l’inaugurazione di tre nuove sale che accompagneranno il visitatore dall’Ottocento al primo conflitto mondiale ed offrono un’occasione per comprendere in modo nuovo e con nuovi materiali una vicenda che non smette di catturare la nostra attenzione e che rappresenta per noi, cittadini italiani ed europei, una tragedia all’origine di tante memorie, l’epopea da cui è nata gran parte della nostra storia recente.
Le nuove sale raccontano la grande trasformazione della guerra e delle armi da Napoleone I alla Grande Guerra, con materiali del Museo di Rovereto o prestati da altri musei. Saranno esposte uniformi ottocentesche, il fucile a pietra focaia dei miliziani di Andreas Hofer, il fucile a retrocarica con cui nel 1867 i francesi sconfissero Garibaldi a Mentana, la mitragliatrice della guerra di Secessione americana, le artiglierie austriache dei primi forti costruiti in Trentino, fino al siluro prodotto alla fine dell’800 dalla Whitehead di Fiume.
L’Ottocento fu anche il tempo del Risorgimento italiano. In una seconda sala, grazie all'importante donazione di Anna e Romain H. Rainero, il Museo della Guerra ne racconta la storia attraverso ceramiche, quadri e oggetti che celebrano gli episodi militari e i personaggi che ne hanno popolato le vicende: Cavour e Mazzini, Vittorio Emanuele II, Umberto I e la Regina Margherita, Napoleone III e Francesco Giuseppe I.
E, dopo queste due sale, la terza illustrerà perché la guerra 1914-1918 fu chiamata "Grande Guerra": l'immenso sforzo industriale, la mobilitazione di milioni di uomini e di donne al fronte, nelle fabbriche, nelle campagne e nell'assistenza, lo sviluppo dell'aviazione e i nuovi mezzi di comunicazione, la rivoluzione della propaganda, la violenza sulle popolazioni civili, l'invenzione di nuove terribili armi, i massacri e i genocidi, il lutto per i milioni di morti. La sala ci introdurrà alla Grande Guerra, al suo sviluppo cronologico, alle vicende che hanno coinvolto il Trentino e i Trentini.
Il Nieuport 10, il rarissimo aereo che da decenni era “scomparso” dalle sale del Museo, vi torna completamente restaurato. L'aereo sarà accompagnato da immagini cinematografiche d'epoca rielaborate dai registi Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi. Per alcuni minuti seguiremo lo sguardo dell'aviatore che per la prima volta vive l'esperienza della terra vista dal cielo e ci trasmette l’illusione di poterci staccare da quella guerra di trincee che ha segnato in modo indelebile il nostro territorio e la nostra raffigurazione della guerra.
Da quel punto il racconto del Museo si dipana lungo il percorso tradizionale.