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Nicola Vinci, un'opera (Foto proprietà dell'artista)
Arte Boccanera Contemporanea
Sede: Via Milano 128/130, Trento (google maps). Orari: da lunedi a venerdi ore 10.00 - 13.00 / 16.00 - 19.00. Sabato ore 10.00 - 13.00. Sabato pomeriggio, domenica e festivi su appuntamento. Tel e Fax: 0461/984206 (cell. 340/5747013). e-mail: arteboccanera@gmail.com www.arteboccanera.com
Lo spazio Arte Boccanera Contemporanea è nato nel maggio 2007. Fondatrice e direttrice di questo nuova galleria d’arte è Giorgia Lucchi che, dopo la laurea al DAMS di Bologna, sei anni presso una galleria d’arte contemporanea di Trento, un anno di art dealer, promoter e consultant, ha maturato l’idea di trovare uno spazio ben definito in cui raccogliere le opere dei “suoi” artisti.
Comune denominatore di tutti quegli anni: passione assoluta per l’arte condita da grande curiosità, entusiasmo e serietà.
La galleria nasce con uno scatto generazionale rispetto a quelle già presenti sul territorio trentino. Presso Arte Boccanera Contemporanea troveranno così spazio soprattutto opere di giovani artisti emergenti italiani e stranieri, il cui lavoro sia fresco, di qualità, stimolante e sperimentale; mostre ed eventi che si arricchiranno dell’apporto di diversi mezzi di espressione artistica come fotografia, video, installazioni e performances, oltre alle discipline classiche come la pittura e la scultura.
Si è scelto così di inaugurare l’apertura della galleria d’arte di via Milano a Trento con i seguenti artisti: Juan Carlos Ceci, Pierluca Cetera, Lydia Jonkman e Dany Vescovi (per la pittura), Michele Lombardelli, Johann Nortje (per la scultura), Elena Monzo e Ueia Lolta (per l’installazione pittorica e fotografica), Nicola Vinci (per la fotografia).
La galleria è inserita in una piccola abitazione di inizio secolo e occupa circa 100mq. E’ composta da diversi locali con ampie pareti e alti soffitti che fungono da potenziali contenitori per progetti espositivi allestiti ad hoc. D’estate la galleria si amplia all’esterno grazie ad un piccolo spazio privato.
Dopo la mostra “Incantesimi” con Corrado Bonomi e la giovanissima Ueia Lolta, il programma espositivo continua a dicembre con la mostra personale dell’artista cremonese Michele Lombardelli, incentrata sulla sua visione del bosco, dal titolo Not Now. E, nel 2008, con le personali di altri italiani: Pierluca Cetera, Alessandro Bazan, Nicola Vinci. La galleria ospiterà anche artisti stranieri, come Lien Botha, Cinthya Soto, Lucia Madriz.
Mostre in corso e in programma:
Dal 7 agosto al 9 ottobre 2010
La natura dell'arte
Alp & Wallness Sport Hotel Panorama, via Carletti, Fai della Paganella (Tn). Orari di apertura: lunedi – venerdi ore 10 – 13 e 16 – 19 / sabato ore 10 – 13, sabato pomeriggio, domenica e festivi su appuntamento. Inaugurazione il 6 agosto alle ore 18.00.
Opere di Johann Nortje (Pretoria, 1980), Pietro Weber (Cles TN, 1959), Annamaria Gelmi (Trento). A cura di Vacanzarte. Special Guest Gruppo Neruda.
“La Natura dell’Arte” è la mostra tematica che intende proseguire il circuito delle esposizioni che da tre anni stanno “contaminando” gli spazi esterni e interni dell’Alp & Wellness Sport Hotel Panorama. Quindi per tutta l’estate 2010 saranno in mostra le opere monumentali –di varia natura- e quelle di altri, che il resort ha acquisito nel tempo (come quelle di Collettivo Raudì, Tatiana Festi, Antonio Ievolella, Marco Lodola, Bruno Lucchi, Valentina Miorandi, Chiara Tagliazucchi). In un confronto culturale e generazionale che intende esaltare e divertire come, in un gioco di parole, la natura dell’arte coesiste nell’arte della natura e viceversa.
Dal 5 giugno al 4 settembre 2010
Nicola Vinci: L'altro che mi guarda
Galleria Arte Boccanera Contemporanea, via Milano, Trento. Inaugurazione il 5 giugno alle ore 19.00.
“Il volto è rivolto a me, è questa la nudità stessa”, scrive il filosofo E. Levinas. E gli adolescenti che l'obiettivo di Nicola Vinci inquadra appaiono letteralmente indifesi, inermi, spogli. Il loro sguardo ha un che di selvatico, di primitivo, perchè privo di scudi psicologici o culturali. Sono i ragazzi delle periferie di Città del Capo (in Sudafrica), che vivono ancora il retaggio dell'Apartheid, tra miseria, disoccupazione, piccola delinquenza. E a un primo sguardo le foto di Vinci sembrano indagare proprio le impronte, i segni di sofferenza, di disagio fissati sui loro corpi e sui loro volti. Tanto che le loro posture rimandano in qualche modo ai busti dolenti degli “Ecce Homo” di Antonello da Messina: fatali, inafferrabili, sinistramente disarmati. Prossimi alla fine e prossimi all'inizio. Baudrillard afferma che le foto fatte ai “selvaggi” sono le più belle, perchè il selvaggio fronteggia sempre la morte, trasforma un'operazione tecnica in un faccia a faccia con la fine. E questo segreto lo circonda di un certo mistero. E' per questo che Vinci adopera la fulmineità dello scatto per captare nei volti un bagliore di ingenuità e di destino capace di svelare il fatto che i soggetti non sanno chi sono e forse non sanno neppure come vivono. Un bagliore di impotenza e di stupefazione che il fotografo accentua mettendo ogni singolo individuo contro un muro (un fondale), come può avvenire in un commissariato di polizia. Solo che in lui non c'è nessuna intenzione di rilevare impronte, di schedare, di archiviare. Ad interessargli, casomai, è proprio l'opposto: e cioè l'archetipo del volto che elude ogni catalogazione poliziesca e razzista dell'identità, e che, agli antipodi del ritratto, è tanto più volto quanto più è sfuggente, fantasmatico, anonimo. E non è un caso che le dodici fotografie in esposizione abbiano come titolo un nome, ma che questo nome non corrisponda al personaggio rappresentato. L'altro rimane sempre tutt'Altro. La relazione con l'Altro in questi lavori è una relazione trascendente, apre una distanza infinita e quasi irriducibile tra l'io e l'altro. Anzi, essa è ciò che permette di andare oltre l'io senza mai incontrare davvero l'altro: “l'autrui rimane infatti sempre ailleurs, altrove” (F. Rella). E così il viaggio di Vinci non può più definirsi come un viaggio di documentazione, ma come un itinerario di sorpresa, di stupefazione. Sulle sue superfici fotografiche non ci sono rilievi di carattere etnografico, indagini di stampo fisiognomico, ma impronte inafferrabili di intimità, veroniche inconoscibili di anime. Il catalogo della mostra (File PDF).